Adam Smith

ADAM SMITH

 


 

Divisione del lavoro e produttività

Smith assume decisamente, già fin dall'inizio de "La ricchezza delle nazioni" la divisione del lavoro come la causa del

 

"massimo miglioramento delle capacità produttive del lavoro". [1776, Adam Smith]

 

Nell' "Abbozzo" egli aveva già posto e quasi interamente sviluppato le basi concettuali dell'argomento.

 

"Solo la divisione del lavoro, per la quale ciascun individuo si limita ad esercitare un'attività particolare, può fornirci una spiegazione di questa maggiore ricchezza che si produce nelle società evolute". [1763, Adam Smith]

 

Ormai famoso è l'esempio della manifattura di spilli in cui, con la divisione del lavoro attraverso 18 distinte operazioni, 10 persone arrivano a produrre 48.000 spilli al giorno.

 

"Se invece essi avessero lavorato separatamente l'uno dall'altro, e senza che nessuno di loro fosse stato addestrato a questo mestiere particolare, ciascuno di loro non avrebbe potuto certamente fabbricare 20 spilli al giorno, e forse neanche uno". [1776, Adam Smith]

 

Secondo Smith

 

"Questo grande aumento della quantità di lavoro che lo stesso numero di uomini è capace di compiere in conseguenza della divisione del lavoro si deve a tre diverse circostanze: in primo luogo l'aumento della destrezza, di ciascun operaio; in secondo luogo il risparmio del tempo che si perde comunemente nel passare da una specie di lavoro ad un'altra; infine, l'invenzione di un gran numero di macchine che facilitano ed abbreviano il lavoro e consentono ad un uomo di fare il lavoro di molti". [1776, Adam Smith]

 

1) Aumento della destrezza

 

"In primo luogo il miglioramento della destrezza dell'operaio aumenta necessariamente la quantità di lavoro che egli può eseguire; e la divisione del lavoro, riducendo il mestiere di ciascun uomo ad una sola operazione semplice, e rendendo questa operazione l'unica occupazione della sua vita, necessariamente aumenta di molto la destrezza dell'operaio". [1776, Adam Smith]

 

2) Risparmio di tempo

 

"In secondo luogo, il vantaggio che si ottiene dal risparmio del tempo che si perde comunemente nel passare da una specie di lavoro ad un'altra, è molto maggiore di quello, che a prima vista si sarebbe indotti ad immaginare. È impossibile passare rapidamente da una specie di lavoro ad un'altra che si fa in un luogo diverso e con strumenti totalmente diversi". [1776, Adam Smith]

 

3) Introduzione delle macchine

 

"In terzo e ultimo luogo, chiunque comprende facilmente come il lavoro venga molto abbreviato e facilitato dall'applicazione di adatto macchinario. Non è necessario darne esempio. Osserverò quindi soltanto che l'invenzione di tutte quelle macchine, mediante le quali il lavoro è tanto abbreviato e facilitato, sembra essere stata originariamente dovuta alla divisione del lavoro. Gli uomini sono molto maggiormente atti a scoprire metodi più facili e più pronti per raggiungere qualsiasi scopo quando tutta l'attenzione della loro mente è diretta verso quel singolo scopo, che quando è dissipata tra una grande varietà di oggetti. Ma, in conseguenza della divisione del lavoro, tutta l'attenzione di ciascun uomo viene naturalmente diretta verso qualche oggetto molto semplice".

"Gran parte delle macchine che sono usate in quelle industrie in cui il lavoro è maggiormente suddiviso, furono originariamente invenzioni di operai comuni i quali, ciascuno di loro essendo addetto a qualche operazione semplicissima, volsero naturalmente la loro attenzione a trovare metodi più facili e più rapidi per eseguirla". [1776, Adam Smith]

 


La tendenza al commercio causa della divisione del lavoro

Secondo Smith, la nascita della divisione del lavoro, da cui derivano tanti vantaggi, non è effetto della saggezza umana, ma è la conseguenza necessaria di una certa tendenza della natura umana:

 

"la tendenza a trafficare, a barattare ed a scambiane una cosa con un'altra". [1776, Adam Smith]

 

Emerge già qui uno dei motivi centrali del pensiero smithiano: l'importanza del commercio per il soddisfacimento dei bisogni del singolo e l'interesse del singolo a soddisfare questi bisogni quale causa indiretta del benessere di tutti gli altri individui.

 

"Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che noi attendiamo il nostro pranzo, ma dalla loro considerazione del proprio interesse. Noi ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro interesse, e non parliamo mai dei nostri bisogni ma dei loro vantaggi".

"E siccome è mediante accordo, baratto e acquisto che noi otteniamo l'uno dall'altro la maggior parte di quei servizi reciproci dei quali abbiamo bisogno, così è questa stessa tendenza a trafficare che dà origine alla divisione del lavoro". [1776, Adam Smith]

 

E quanto più si sviluppa il commercio tanto più cresce la divisione del lavoro (in quanto differenziazione di compiti) e aumenta la capacità produttiva dei singoli e il loro benessere economico.

 

"Siccome è la capacità di scambiare che dà origine alla divisione del lavoro, l'ampiezza di questa divisione del lavoro deve sempre essere limitata dall'ampiezza di quella capacità o, in altri termini, dall'ampiezza del mercato. Quando il mercato è assai ristretto, nessuno può essere incoraggiato a dedicarsi interamente ad una sola occupazione, poiché allora gli mancherebbe la capacità di scambiare tutta l'eccedenza del prodotto del suo proprio lavoro rispetto al suo consumo con quelle parti del prodotto del lavoro degli altri uomini delle quali egli possa aver bisogno".

"La certezza di poter scambiare tutta la parte del prodotto del proprio lavoro che supera il suo consumo con le parti analogamente eccedenti del prodotto del lavoro degli altri, quando egli ne abbia bisogno, incoraggia ciascuno a dedicarsi ad una occupazione particolare, e a coltivare e perfezionare qualunque talento o genio egli possa avere per quella particolare attività". [1776, Adam Smith]

 


Divisione del lavoro e diversità dei talenti

Smith affronta anche il problema dei talenti personali in quanto base per l'attribuzione delle varie attività.

A questo riguardo è molto esplicito.

 

"La differenza dei talenti naturali nei diversi uomini è in realtà assai minore di quanto noi crediamo; e l'ingegno assai diverso che sembra distinguere gli uomini di diverse professioni, quando sono pervenuti a maturità, è, in molti casi, non tanto la causa quanto l'effetto della divisione del lavoro. La differenza fra i caratteri più diversi, per esempio tra un filosofo e un facchino comune, sembra derivare non tanto dalla natura quanto dall'abitudine, dal costume e dall'educazione. Quando vennero al mondo, e per i primi sei o otto anni della loro esistenza, essi furono assai simili, e né i loro genitori, né i loro compagni di giochi avrebbero potuto scorgervi una notevole differenza. Intorno a quella età, e poco dopo, essi furono instradati in occupazioni assai diverse. La differenza dei talenti si comincia allora a percepire, e si allarga progressivamente, finché alla fine la vanità del filosofo pretende di non riconoscere alcuna somiglianza".

"Ma senza l'inclinazione a trafficare, barattare, scambiare, ciascun uomo avrebbe dovuto procurare a sé stesso tutte le cose necessarie alla sua vita; ciascun uomo avrebbe dovuto impegnare sé stesso in ogni cosa. Tutti avrebbero dovuto fare lo stesso lavoro e adempiere gli stessi compiti, e non vi sarebbe stata quella diversità di occupazioni che è la sola causa della diversità dei caratteri. Ed è per questo motivo che presso i selvaggi si nota una uniformità nei caratteri maggiore che non presso le popolazioni civili. Tra i primi vi è una divisione del lavoro molto limitata e, di conseguenza, non vi è alcuna rilevante differenza nelle occupazioni; mentre tra i secondi vi è una pressoché infinita diversità di occupazioni, i cui rispettivi compiti determinano un'assai scarsa rassomiglianza tra l'uno e l'altro". [1776, Adam Smith]

 

Come si vede Smith, dopo aver preso ad esempio i due estremi delle attività umane cioè il facchino (puro lavoro di fatica) e il filosofo (attività essenzialmente speculativa) capovolge il convenzionale rapporto di causa-effetto tra talenti personali e attribuzioni di ruoli assegnando una notevole importanza all'attività svolta nello sviluppo dei talenti.

 

Gli aspetti negativi della divisione del lavoro

Fin qui Smith ha messo in luce i lati positivi della divisione del lavoro in termini di accrescimento delle ricchezze e di incremento della cooperazione. Gli aspetti negativi emergono quando dal discorso sulla differenziazione generica dei compiti, su cui non si può essere in disaccordo a meno di non vagheggiare una condizione di esistenza a la Robinson Crusoe, si passa al discorso sulla divisione fra lavoro manuale e lavoro intellettuale.

Nel libro V de "La ricchezza delle nazioni" vengono individuati con chiarezza gli aspetti negativi della divisione del lavoro.

 

"Col progredire della divisione del lavoro, l'occupazione della maggioranza di coloro che vivono del lavoro, ossia la massa della popolazione, si restringe progressivamente a poche operazioni molto semplici, e spesso ad una sola o a due operazioni. Ora, l'intelligenza della maggioranza degli uomini si forma necessariamente con l'ordinaria loro occupazione. L'uomo che passa la vita nel compiere poche semplici operazioni, i cui effetti, inoltre, sono forse gli stessi o quasi, non ha alcuna occasione di esercitare la sua intelligenza o la sua inventiva nel trovare espedienti che possano superare difficoltà che egli non incontra mai. Egli quindi perde naturalmente l'abitudine di esercitare le sue facoltà ed in generale diventa stupido ed ignorante, come è possibile che una creatura umana lo diventi. Il torpore del suo spirito non soltanto lo rende incapace di gustare o di prendere parte ad una conversazione razionale, ma anche di concepire alcun sentimento generoso, nobile e tenero e quindi di formarsi un giudizio giusto persino su molti dei doveri ordinari della vita privata. Sui grandi e vasti interessi del suo paese egli è affatto incapace di giudicare". [1776, Adam Smith]

 

La de-umanizzazione e l'idiotismo morale e intellettuale del lavoratore appaiono dunque tra gli effetti più pesantemente negativi della divisione del lavoro.

 

"L'uniformità della sua vita statica ... corrompe anche l'attività del suo corpo e lo rende incapace di esercitare la sua forza con vigore e perseveranza in ogni altra occupazione all'infuori di quella cui è stato addestrato. In tal modo pare che la sua destrezza nel proprio mestiere sia ottenuta a spese delle sue facoltà intellettuali, sociali e marziali". [1776, Adam Smith]

 

Per contrastare questa situazione pesantemente negativa per l'individuo e per la comunità, Smith si fa fautore dell'acquisizione da parte di tutti, ad una età precoce, dei fondamenti del leggere, scrivere e far di conto.

 

"Il pubblico può facilitare questa acquisizione stabilendo in ogni parrocchia o distretto una piccola scuola in cui i ragazzi possano essere istruiti dietro un compenso così basso da poter essere pagato anche da un lavoratore comune". [1776, Adam Smith]


 


 

Riferimenti

[1763]  Adam Smith,  La ricchezza delle nazioni. Abbozzo, Editori Riuniti, Roma, 1971

[1776]  Adam Smith,  An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, the University of Chicago, Chicago, 1990

[1776]  Adam Smith,  La ricchezza delle nazioni, Utet, Torino, 1975

[1971]  Armando De Palma,  Le macchine e l'industria da Smith a Marx, Einaudi, Torino, 1971