Alfred Marshall

ALFRED MARSHALL

 


 

Divisione del lavoro e introduzione delle macchine

Analizzando nel Capitolo IX, Libro IV, dei suoi "Principi di economia" il problema della divisione del lavoro, Alfred Marshall concorda con Adam Smith sul fatto che

 

"si possa ottenere una efficienza assai maggiore mediante la divisione del lavoro in quelle occupazioni in cui vi è grande domanda di abilità puramente manuale". [1890, Alfred Marshall]

 

Perciò,

 

"chiunque debba compiere ogni giorno lo stesso gruppo preciso di operazioni sopra cose esattamente della stessa forma, impara a poco a poco a muovere le dita precisamente nel modo necessario, mediante un'azione quasi automatica e con rapidità maggiore di quella che sarebbe possibile se ogni movimento dovesse aspettare un'apposita istruzione della volontà". [1890, Alfred Marshall]

 

Ma, quando i meccanismi della volontà e dell'intelligenza possono essere eliminati, cioè

 

"quando l'azione è ridotta così a routine, è quasi giunta al punto in cui può essere assunta da una macchina".

"Giungiamo così ad una legge generale, la cui azione è più evidente in alcuni rami della produzione che in altri, ma che si applica a tutti. È che ogni operazione industriale che possa essere ridotta all'uniformità, cosicché si debba compiere ripetute volte nel medesimo modo, esattamente la stessa azione sarà certamente assunta prima o poi dalle macchine".

"Così i due movimenti, del miglioramento delle macchine e della crescente suddivisione del lavoro procedono assieme e in una certa misura sono reciprocamente connessi". [1890, Alfred Marshall]

 

Questa dinamica è collegata all'esistenza di mercati di assorbimento delle merci e di una crescente domanda che spinge ad una maggiore produttività e quindi alla divisione del lavoro e all'introduzione di macchinari.

 

Effetti dell'introduzione delle macchine

Le macchine introdotte

 

"soppiantano continuamente e rendono non necessaria quell'abilità puramente manuale, il cui raggiungimento, anche ai tempi di Adam Smith, era il vantaggio principale della divisione del lavoro".  [1890, Alfred Marshall]

 

La soppressione dei lavori manuali posti al livello più basso della scala di considerazione

 

"è più che compensata dalla tendenza ad accrescere la scala delle manifatture e a renderle più complesse, e quindi ad aumentare le opportunità per la divisione del lavoro di ogni specie, specialmente in materia di direzione aziendale". [1890, Alfred Marshall]

 

In sostanza, secondo Marshall, le macchine svolgono le operazioni prettamente manuali e permettono un allargamento delle funzioni dirigenziali e di supervisione.

 

"Le macchine vanno diventando ogni anno più automatiche, in modo da richiedere sempre meno assistenza della mano dell'uomo".

"Ma quanto più delicato è il potere di una macchina, tanto maggiore è l'intelligenza e l'attenzione e la cura, richieste da parte di coloro che la governano".

"Prendiamo ad esempio quella magnifica macchina, che riceve filo di acciaio da una parte, e dall'altra fa uscire piccole viti di forma perfetta; essa toglie lavoro a molti operai che avevano acquistato un'abilità manuale assai elevata, e specializzata ma che conducevano una vita sedentaria, sforzandosi la vista col microscopio, e trovando nel loro lavoro poco campo di sviluppare qualsiasi facoltà, all'infuori di una semplice padronanza dell'uso delle dita". [1890, Alfred Marshall]

 

In sostanza, l'abilità dell'artigiano, sviluppata dopo una vita di sforzi legati all'appropriazione e all'esplicazione di un mestiere o quella del lavoratore reso notevolmente capace nella sua manualità dal continuo applicarsi allo stesso compito lavorativo, non hanno più senso di esistere se possono essere sostituite dalla macchina, aprendo così a entrambi una varietà di opzioni e di campi d'interesse. Richiamarsi al passato per mitizzare l'artigiano come emblema di una età dell'oro, e il suo lavoro come mezzo di totale appagamento, porta a sorvolare sulle limitazioni esistenti in termini di godimento di beni materiali e di possibilità di partecipazione a una pluralità di realtà sociali.

 

Grande industria e formazione professionale

Per quanto riguarda, infine, il rapporto macchine-lavoro-istruzione, Marshall (Capitolo VI, Libro IV) afferma che

 

"ogni miglioramento nella precisione e nella versatilità dei macchinari automatici restringe il campo del lavoro manuale nel quale il controllo della mano e dell'occhio viene altamente apprezzato, mentre va sempre aumentando l'importanza di quelle facoltà che vengono esercitate con l'istruzione generale nelle sue migliori forme". [1890, Alfred Marshall]

 

Perciò,

 

"l'abilità manuale tanto specializzata da non potersi trasferire da una occupazione ad un'altra, diviene un fattore sempre meno importante nella produzione". [1890, Alfred Marshall]

 

E l'istruzione tecnica di una volta che

 

"significava di solito poco più dell'insegnamento di quella destrezza manuale e di quelle cognizioni elementari delle macchine e dei processi industriali" ..."questa cosiddetta istruzione non sviluppa le facoltà, anzi ne impedisce lo sviluppo" [1890, Alfred Marshall]

 

in quanto fossilizza l'attenzione e l'apprendimento su procedimenti produttivi destinati, nella maggior parte dei casi, a diventare ben presto obsoleti.

Per superare il vecchio sistema dell'istruzione professionale e per sviluppare capacità di ordine generale

 

"un buon metodo è quello di impiegare, per diversi anni dopo aver lasciato la scuola, i sei mesi invernali negli studi tecnici in un istituto, ed i sei mesi estivi in grandi stabilimenti, in qualità di apprendisti". [1890, Alfred Marshall]

 

Oppure si potrebbe arrivare a far sì che

 

"l'imprenditore si obbliga a far istruire completamente l'apprendista nello stabilimento in tutte le suddivisioni di un grande reparto della sua industria, anziché lasciare che egli conosca soltanto una di queste suddivisioni, come accade ora troppo spesso". [1890, Alfred Marshall]

 

Questa idea riprende e allarga l'iniziativa promossa da alcuni industriali

 

"di far conoscere praticamente ai propri figli le successive fasi di lavorazione dell'azienda di cui in avvenire assumeranno la guida". [1890, Alfred Marshall]

 

Ma ciò, rileva Marshall, è possibile solo per un ristretto numero di individui. Mentre ciò che è necessario è l'acquisizione di abilità generali per tutti. Perché

 

"è vero che esistono molti lavori che possono essere eseguiti con uguale efficienza da una persona con o senza istruzione; e che i più alti livelli di istruzione sono di scarsa immediata utilità tranne che per gli impiegati, i capisquadra e un ristretto numero di artigiani. Ma una buona educazione conferisce indirettamente notevoli benefici anche al lavoratore comune. Stimola la sua attività mentale, produce in lui una saggia predisposizione alla curiosità; lo rende più intelligente, più pronto, più affidabile nel suo lavoro di ogni giorno; innalza il tono della sua vita al lavoro e fuori del lavoro; rappresenta quindi un mezzo importante per la produzione della ricchezza materiale; al tempo stesso, come fine in sé, una buona educazione non è inferiore a nulla di tutto ciò da cui dipende la produzione di ricchezza materiale". [1890, Alfred Marshall]

 


 

Riferimenti

[1890]  Alfred Marshall,  Principles of Economics, Macmillan, London, 1947

[1890]  Alfred Marshall,  Principi di economia, Utet, Torino, 1972