Piotr Kropotkin

PIOTR KROPOTKIN

 


 

Nei suoi scritti Piotr Kropotkin svolge più volte il tema della divisione manuale/intellettuale il cui superamento egli considera essere un aspetto essenziale per la formazione della nuova società.

 

La conquista del pane

Per Kropotkin l'obiettivo di ogni società dovrebbe essere quello di

 

"produrre la maggior quantità di beni necessari per il benessere di tutti con il minor spreco possibile di energia umana".

 

Raggiunti determinati livelli di consumo il benessere non viene accresciuto da un ulteriore incremento dei consumi. Per diffondere il benessere, ben più importante è ridurre lo sforzo umano indirizzato alla produzione.

Kropotkin si chiede:

 

"Quante ore al giorno deve lavorare l'individuo per produrre una quantità sufficiente di nutrimento, una casa confortevole, e indumenti necessari per la sua famiglia? Questo domanda ha occupato le menti dei Socialisti ed essi, per lo più, sono giunti alla conclusione che quattro o cinque ore al giorno di lavoro sarebbero sufficienti, a condizione, questo sia ben chiaro, che tutti lavorino. Alla fine del secolo scorso [1700], Benjamin Franklin fissò quel limite a cinque ore al giorno; e se il bisogno di comodità è adesso più grande, la capacità produttiva è anch'essa aumentata, e di gran lunga più rapidamente". [1906, Piotr Kropotkin]

 

Per questo, se uniamo a questa accresciuta produttività il fatto che

 

"molti, nelle nazioni cosiddette civilizzate, non producono nulla, che molti sono impiegati in attività nocive, destinate a scomparire; e infine che molti sono soltanto inutili intermediari, ci rendiamo conto che in ogni nazione il numero di coloro che producono realmente potrebbe essere raddoppiato. E se, invece di dieci persone, venti fossero occupate nella produzione di beni utili, e se la società tutta si preoccupasse di economizzare l'energia umana, gli individui potrebbero lavorare cinque ore al giorno senza una diminuzione della quantità prodotta". [1906, Piotr Kropotkin]

 

E se poi si riducessero anche i consumi superflui e il parassitismo della amministrazione statale

 

"il lavoro potrebbe essere ridotto a quattro o persino tre ore al giorno, pur producendo tutti i beni che sono ora prodotti." [1906, Piotr Kropotkin]

 

Tutto questo discorso sul tempo di lavoro ha chiaramente delle strette connessioni con il problema della divisione del lavoro.

Infatti, come afferma Kropotkin,

 

"quando un individuo è legato a una macchina, la sua salute viene presto compromessa e la sua intelligenza soffocata; ma quando un individuo ha la possibilità di variare attività, e specialmente di alternare lavoro manuale con lavoro intellettuale, egli può rimanere attivo senza fatica, e anche con una certa soddisfazione, per dieci o dodici ore al giorno. Di conseguenza, l'individuo che ha effettuato quelle quattro o cinque ore di lavoro manuale che sono necessarie per la sua esistenza, avrà davanti a lui cinque o sei ore che sarà libero di occupare secondo le sue inclinazioni". [1906, Piotr Kropotkin]

 

Quindi, una notevole riduzione della giornata lavorativa rappresenta uno dei prerequisiti per portare a soluzione il problema della divisione manuale/intellettuale.

Kropotkin concepisce una società in cui tutti diventano produttori, tutti ricevono una educazione che permette loro di coltivare le arti e le scienze e tutti godono del tempo libero per svolgere una varietà di attività.

Adesso accade invece che coloro che svolgono attività intellettuali

 

"disprezzano il lavoro manuale, che viene davvero svolto in condizioni penose; ma una comunità che offre in abbondanza a tutti i suoi membri una educazione filosofica e scientifica, saprebbe come organizzare il lavoro manuale in maniera tale che sarebbe il vanto dell'umanità". [1906, Piotr Kropotkin]

 

Kropotkin coglie poi, con decenni di anticipo sui teorici delle 'risorse umane" il fatto che un lavoratore soddisfatto produce di più e meglio di una persona scontenta del suo lavoro e della sua vita.

 

"Il benessere - vale a dire la soddisfazione dei bisogni fisici, artistici e morali, è stato sempre il più potente stimolo per il lavoro. E dove un avventizio a stento riesce a produrre con difficoltà il minimo necessario, un lavoratore libero che si accorge che le comodità e il lusso si accrescono per lui e per gli altri in rapporto diretto con i loro sforzi, impiega infinitamente più energia e intelligenza, e ottiene prodotti di prima classe in più grande abbondanza". [1906, Piotr Kropotkin]

 

Campi, fabbriche e officine

Uno degli aspetti centrali del pensiero di Kropotkin quale è svolto in uno dei suoi testi più famoso ("Fields, Factories and Workshops")  è quello della integrazione tra realtà separate: produttore-consumatore, città-campagna, agricoltura-industria, manuale-intellettuale.

 

"Noi sosteniamo l'integrazione e affermiamo che l'ideale di società ... è una società di lavoro integrato combinato. Una società in cui ogni individuo è un produttore di lavoro manuale e intellettuale, e in cui ogni lavoratore è attivo sia nell'agricoltura che nell'industria; in cui ogni insieme di individui, grande abbastanza da disporre di una certa varietà di risorse naturali ... produce e consuma in maniera autosufficiente la maggior parte dei propri prodotti agricoli e manifatturieri". [1913, Piotr Kropotkin]

 

L'ideale di Kropotkin è quello di una infinita molteplicità di unità sociali produttive autosufficienti ma al tempo stesso aperte nei confronti l'una dell'altra. Tutto ciò non è da confondersi con protezionismo o autarchia. L'obiettivo essenziale è per ogni regione di

 

"fare affidamento soprattutto sulla produzione locale per quanto riguarda le necessità di base della vita. Non di ridurre il commercio mondiale: questo può anche crescere in quantità; ma limitarlo allo scambio di ciò che deve realmente essere scambiato, e, al tempo stesso, accrescere notevolmente gli scambi di novità, prodotti locali o arte nazionale, nuove scoperte e invenzioni, conoscenze e idee". [1913, Piotr Kropotkin]

 

In queste unità sociali viene superata la divisione fra industria e agricoltura e l'attività nell'una è di aiuto e di progresso per l'attività dell'altra. Anche in questo caso non bisogna offrire immagine false e distorte del bel tempo andato. Infatti

 

"sarebbe un grande errore immaginare che l'industria dovrebbe ritornare allo stadio del lavoro fatto a mano perché sia associata all'agricoltura. In qualsiasi caso si possa ottenere un risparmio di lavoro umano attraverso l'introduzione di un macchinario, la macchina è la benvenuta e sarà introdotta". [1913, Piotr Kropotkin]

 

L'agricoltura si avvantaggerà della stretta associazione con l'industria. Infatti

 

"l'agricoltura non può svilupparsi senza l'aiuto di macchinari, e l'utilizzo di un macchinario avanzato non può essere generalizzato senza la presenza di un ambiente industriale: senza una officina meccanica facilmente accessibile al coltivatore, l'uso di macchine agricole non è possibile". [1913, Piotr Kropotkin]

 

Kropotkin concepisce la nuova società come formata da un insieme di unità produttive disseminate sul territorio, in cui ogni uomo e ogni donna impiega parte del tempo della propria esistenza all'aria aperta, nei campi, svolgendo un lavoro manuale che contribuirà inoltre a migliorare la sua salute.

Assieme al superamento della divisione tra lavoro agricolo e lavoro industriale, Kropotkin affronta anche il tema specifico della divisione manuale/intellettuale.

Si parte anche qui dalla critica di questa frattura:

 

"Il lavoratore, il cui compito è stato specializzato dalla permanente divisione del lavoro, ha perso l'interesse intellettuale nel suo lavoro; e questo avviene soprattutto nelle grandi industrie: egli ha perso le sue capacità creative". [1913, Piotr Kropotkin]

 

A questa situazione, afferma Kropotkin, cioè

 

"alla divisione della società tra lavoratori intellettuali e lavoratori manuali, noi opponiamo la combinazione di entrambi questi tipi di attività: e al posto della 'educazione tecnica', che significa il mantenimento della presente divisione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, noi siamo a favore della 'educazione integrale' che significa la scomparsa di questa divisione dannosa". [1913, Piotr Kropotkin]

 

Kropotkin è forse colui che, con maggior chiarezza e esaustività ha trattato il tema della divisione del lavoro in tutte le sue sfaccettature e ha presentato le ragioni, personali e sociali, per il suo superamento.

Sempre attuale rimane dunque l'esortazione rivolta ad ogni lavoratore intellettuale,

 

"chiunque esso sia - scienziato o artista, medico o chirurgo, chimico o sociologo, storico o poeta - [che] egli ne guadagnerebbe dal passare una parte della sua vita nell'industria o in campagna (o meglio nell'industria e in campagna), a contatto con una diversa umanità nella sua giornata lavorativa, avendo la soddisfazione di compiere il suo dovere come un produttore di ricchezza senza privilegio alcuno". [1913, Piotr Kropotkin]

 


 

Riferimenti

[1906]  Piotr Kropotkin,  The Conquest of Bread, Elephant Editions, London, 1990

[1913]  Piotr Kropotkin,  Fields, Factories and Workshops Tomorrow, Harper & Row, New York, 1974