Adam Ferguson

ADAM FERGUSON

 


 

Sulla divisione


Nel suo "Saggio sulla storia della società civile", Adam Ferguson anticipa alcune considerazioni sul tema della divisione del lavoro che saranno riprese ed ampliate da Adam Smith e da Karl Marx.

Ferguson ritiene che

 

"il sentimento di utilità spinge gli uomini a suddividere senza fine le loro professioni".

[Infatti] "è evidente che un popolo ... non potrebbe fare nessun grande progresso nel coltivare le arti della vita, fin tanto che non abbia separato e affidato a persone diverse i vari compiti che richiedono una peculiare abilità e attenzione". [1767, Adam Ferguson]

 

La divisione dei compiti e la loro parcellizzazione e attribuzione a individui diversi diventa una prassi corrente per la diminuzione dei costi di produzione e l'incremento dei profitti.

 

"Ogni imprenditore di manifattura trova che quanto più nell'azienda può suddividere i compiti dei suoi operai e quante più mani può impegnare nei distinti articoli, tanto più diminuiscono le sue spese e aumentano i suoi profitti". [1767, Adam Ferguson]

 

Ma, all'ampliarsi della ricchezza prodotta, corrisponde una degradazione dell'uomo tale da

 

"mettere in dubbio se la capacità generale di una nazione cresca in proporzione al progresso delle arti.

Molti mestieri manuali non richiedono nessuna capacità. Essi riescono alla perfezione mediante una totale soppressione del sentimento e della ragione. L'ignoranza è la madre dell'industria come della superstizione. La riflessione e l'immaginazione sono esposte all'errore, laddove l'abitudine di muovere la mano o il piede non dipende né dalla immaginazione né dalla riflessione.

Di conseguenza, le manifatture prosperano di più quando la mente viene consultata il meno possibile e quando l'officina può essere considerata, senza grande sforzo di immaginazione, come una macchina le cui parti sono gli uomini ". [1767, Adam Ferguson]

 

Ferguson mette chiaramente in rilievo il fatto che il proletariato industriale accumula ignoranza e disumanità mentre l'imprenditore concentra in sé la visione complessiva e il dominio della realtà produttiva. Infatti

 

"se nella pratica di ogni arte e nel dettaglio di ogni dipartimento, vi sono molte parti che non richiedono abilità o tendono attualmente a restringere e a limitare l'orizzonte intellettuale, ve ne sono altre che portano a riflessioni generali e all'ampliamento del pensiero. Nella stessa manifattura il genio dell'imprenditore viene, forse, coltivato, mentre quello dell'operaio dipendente resta incolto".

"Il primo può avere guadagnato ciò che l'ultimo ha perduto". [1767, Adam Ferguson]

 

Anche quanti lavorano nel settore statale

 

"sono fatti come le parti di una macchina, che concorrono ad un medesimo fine senza un qualche accordo fra di loro e, ugualmente ciechi ... per ogni combinazione generale, concorrono ... in modo unitario a fornire allo Stato le sue ricchezze, la sua linea di condotta e la sua forza". [1767, Adam Ferguson]

 

Cosicché, come avviene nella manifattura per l'imprenditore, così si verifica nel settore statale che

 

"l'uomo di stato può avere una profonda conoscenza degli affari umani, mentre quelli di cui egli si serve come strumenti ignorano il sistema al quale partecipano come parti". [1767, Adam Ferguson]

 

A tal punto si spinge innanzi tale dualismo che,

 

"il pensiero stesso, in questa epoca di differenziazioni, può diventare un mestiere particolare". [1767, Adam Ferguson]

 


Sulla subordinazione

Ma quali fattori contribuiscono a determinare questa contrapposizione che si traduce poi in una pesante subordinazione dei lavoratori agli imprenditori?

Secondo Ferguson

 

"il primo fondamento di subordinazione è nella differenza dei talenti e delle disposizioni naturali; il secondo nella ineguale divisione della proprietà; il terzo, che non è meno rilevante, risulta dalle abitudini che vengono acquisite a mezzo della pratica delle differenti arti". [1767, Adam Ferguson]

 

Soprattutto quest'ultimo fattore appare importante, in quanto sembra che, a determinare lo stato di subordinazione non è tanto l'assenza di alcune facoltà quanto la mancanza di una loro messa in uso.

Infatti, come afferma Ferguson,

 

"Pensare e ragionare, noi diciamo, sono le operazioni di qualche facoltà; ma in quale stato restino le facoltà del pensare e del ragionare, quando esse non sono esercitate, e quale differenza nell'organo produca questa disuguaglianza in differenti persone, sono questioni che non possiamo risolvere. Solo le operazioni ce lo rivelano. Quando non sono applicate, esse restano nascoste persino a chi le possiede, e l'azione fa a tal punto parte della loro natura che, in molte circostanze, si può difficilmente distinguere la facoltà stessa dall'abitudine acquisita nel suo frequente uso.

Persone che si applicano a più oggetti, e che agiscono in situazioni differenti, sembrano, in generale, possedere doti diverse o per lo meno le stesse facoltà diversificate e applicate a funzioni diverse. Sembra così che il genio particolare delle nazioni, come quello degli individui, dipenda dallo stato delle loro fortune". [1767, Adam Ferguson]

 

Sussiste quindi, per Ferguson, un rapporto diretto tra attività che permettono di utilizzare le facoltà intellettive e l'affinamento delle capacità umane. Viene capovolto quindi il rapporto tra capacità individuali e occupazioni lavorative, dando al secondo aspetto un ruolo predominante nella determinazione del primo.

Inoltre, un posto importante per lo sviluppo dell'essere umano viene assegnato dal Ferguson all'istruzione:

 

"noi pensiamo che l'estrema abiezione di certe classi debba sorgere principalmente da una carenza di conoscenze e dalla mancanza di una educazione liberale". [1767, Adam Ferguson]

 


Sulla società

Riprendendo questi concetti e applicandoli alla società nel suo complesso, Ferguson afferma che

 

"i talenti di un popolo sono coltivati o trascurati in proporzione alla misura in cui gli stessi sono utilizzati nella pratica delle arti e negli affari della società. I suoi costumi migliorano o si corrompono in proporzione a come esso è incoraggiato e spinto ad agire secondo i principi della libertà e della giustizia o è degradato a vivere in uno stato di miseria e di schiavitù". [1767, Adam Ferguson]

 

La società proto-industriale che si prefigge come scopo principale l'aumento della produzione, spinge verso una sempre più ampia divisione del lavoro in quanto ciò si traduce in una maggiore produttività.

Così facendo

 

"le nazioni commerciali giungono al punto da risultare costituite da membri che, al di là del loro mestiere particolare, sono ignoranti di tutti gli affari umani". [1767, Adam Ferguson]

 

Inoltre, accanto a una immediata maggiore produttività, si ripropongono, per la società nel suo complesso, tutti i fattori negativi connessi alla divisione manuale/intellettuale.

 

"Il differenziarsi delle professioni, mentre sembra favorire il perfezionamento delle abilità ed è attualmente la causa reale per cui le produzioni di tutte le arti diventano più perfette in proporzione del progresso del commercio, tuttavia nella sua conclusione e nei suoi ultimi effetti, serve, in qualche misura, a rompere il legame della società e a sostituire l'apparenza dell'abilità inventiva e ad allontanare gli individui dal comune ambiente di occupazione, dove i sentimenti del cuore e le forze intellettuali vengono esercitati nel modo più felice". [1767, Adam Ferguson]

[Quindi] "con la distinzione delle professioni mediante le quali i membri della società civile vengono separati l'uno dall'altro, si crede che ogni individuo possegga il suo particolare talento o la sua particolare abilità rispetto ai quali gli altri sono dichiaratamente ignoranti e si fa consistere la società di parti di cui nessuna è animata dallo spirito della società stessa". [1767, Adam Ferguson]

 

L'originale contributo di Ferguson consiste soprattutto nel legame che egli vede tra divisione del lavoro e disarticolazione della società. Infatti egli individua nell'assenza di uguali possibilità di sviluppo delle facoltà intellettuali, risultanti dalla divisione manuale/intellettuale, i presupposti di una disgregazione e atomizzazione della società.

Egli afferma infatti che

 

"la democrazia, viene conservata con difficoltà quando vi è una disparità di condizioni e ineguale coltivazione della mente, quali quelle che risultano dalla varietà di impieghi e di applicazioni che separano gli uomini in uno stadio avanzato delle arti commerciali". [1767, Adam Ferguson]

 

La divisione del lavoro è quindi un ostacolo all'esercizio della democrazia cioè del potere popolare. Infatti

 

"si deve riconoscere che le assemblee popolari, quando sono costituite da uomini dalle inclinazioni abiette, le cui occupazioni ordinarie sono illiberali, sebbene si possa affidare ad essi la scelta dei loro padroni e capi, sono certamente inadatte, nelle loro persone, a comandare. Come si può affidare la guida delle nazioni a chi ha ristretto i suoi scopi alla propria sussistenza o conservazione?". [1767, Adam Ferguson]

 

Ferguson sembra quasi prevedere l'avvento di regimi dittatoriali quale risultato di un sistema industriale e sociale che relega la maggior parte dei lavoratori alla esecuzione di operazioni ripetitive e all'annullamento totale delle loro funzioni intellettuali.

Ciò che occorrerebbe invece, per una migliore società, è permettere a tutti i lavoratori la libera scelta nell'utilizzo delle loro facoltà, manuali e intellettuali.

 

"Le professioni, che richiedono maggiori conoscenze ed applicazioni, che derivano dall'esercizio della fantasia e dell'amore della perfezione e che producono il riconoscimento insieme con il profitto, collocano i lavoratori in una classe superiore e li portano più vicini a quella condizione che si suppone sia la più elevata per gli esseri umani. In questa condizione più alta, gli esseri umani non sono legati ad un compito particolare, perché essi sono lasciti liberi di seguire le loro inclinazioni intellettuali e di svolgere nella società quella funzione alla quale sono chiamati dai sentimenti del cuore e dalle richieste della comunità". [1767, Adam Ferguson]

 

 


 

Riferimenti

[1767]  Adam Ferguson, An Essay on the History of Civil Society, Cambridge University Press, Cambridge, 1996

[1767]  Adam Ferguson,  Saggio sulla storia della società civile, Vallecchi, Firenze, 1973